Il Consiglio Comunale di Tufillo, in seduta straordinaria e solenne, all’aperto, nella piazza appena ristrutturata antistante il palazzo municipale, sabato scorso ha concesso la cittadinanza onoraria a Simona Bassano di Tufillo, artista e vignettista famosa, impegnata anche coi suoi lavori contro la segregazione razziale delle donne e soprattutto discendente della nobile famiglia che governò Tufillo alla fine del 1600 ed a cui donò il palazzo predetto e l’attigua Chiesa.
La cerimonia si è conclusa con la visita alla mostra della Bassano (che per la cronaca continua ad essere di Tufillo, almeno nel cognome, ma è presumibile che il suo senso di appartenenza a queste radici si rinsaldi notevolmente dopo il riconoscimento in questione). Hanno presenziato oltre a tutti i consiglieri comunali (che hanno ovviamente espresso voto unanime) i sindaci di Dogliola Giammichele e di San Salvo Marchese, il consigliere regionale Piluso, il parroco Don Ronzitti, tanti tufillesi coi quali la neoconcittadina si è amichevolmente intrattenuta.
Nel corso del proprio intervento, il delegato alla cultura Ernano Marcovecchio ha sinteticamente e chiaramente espresso le motivazioni per le quali il suo Comune ha insignito la Bassano di Tufillo della cittadinanza onoraria. Di seguito riportiamo uno stralcio del discorso: “Oggi, questo Consiglio comunale, non intende celebrare un puro evento mondano, spera di comunicare una rinnovata speranza a partire proprio dall’esempio di coloro che hanno operato con impegno e creatività. Per troppo tempo si è abdicato a questo compito, per troppo tempo lo si è affidato ad altri, per troppo tempo si è ritenuto normale non svolgerlo.
Nel corso della seconda metà del XVIII secolo, in tempi forse ancor più difficili dei nostri, quando il nostro paese contava nemmeno cento abitanti, i marchesi Bassano di Tufillo, hanno attuato l’unico grande progetto di rinnovamento urbanistico verificatosi in questo paese: hanno edificato il Palazzo Bassano, ora sede del Comune, hanno contribuito alla realizzazione di Fontana Grande, ed alla ristrutturazione della chiesa di Santa Giusta.
Simona Bassano di Tufillo nella sua attività pubblicistica ha affrontato in modo originale alcune tematiche di rilevante valore civile. Nel suo primo libro, Burqa, ci ha narrato in chiave satirica gli effetti “tragicomici” derivanti dall’utilizzo del burqa nelle relazioni sociali. Ha mostrato - con levità - come la sottrazione del corpo femminile al dominio pubblico, produce per conseguenza logica l’immediato declassamento sociale della cittadina-donna. Senza corpo è impossibile esistere: non si può essere né intelligenti né stupide, né giovani né vecchie. Il burqa le sublima in forme indifferenziate, in fantasmi tutti uguali confinati in una sorta di supposta esistenza, come di tante parole senza alcun significato. In una sorta di paradosso vivente. Nel secondo libro, Star Trash, viene affrontata l’emergenza dei rifiuti in Campania. Ma tale emergenza - in realtà – è usata a pretesto per denunciare le meschinità ideologiche ed i problemi dell’intera società italiana e della meridionale in particolare. Essi vengono illustrati, senza camuffamenti metaforici, nei dialoghi e nelle situazioni in cui fungono da protagonisti i sacchetti della spazzatura. L’autrice, con l’arma dell’ironia, conduce una critica vigorosa al razzismo, all’eterna emergenza meridionale, alla criminalizzazione dei più deboli, alla manipolazione dell’informazione attuata ad arte per meglio salvaguardare gli interessi di pochi.
O.D.S.